Quando si parla di musica, spesso si pensa subito ai risultati: le canzoni, i live, i momenti visibili, ma quello che succede davvero, nel tempo, è qualcosa di meno evidente e molto più profondo.
Caligo conferma che il percorso non è fatto solo di “cose che accadono”, ma di come quelle cose ti cambiano: la costruzione della musica, il rapporto con i tuoi compagni di viaggio, gli imprevisti, le possibilità, tutto fa parte della tua trasformazione.

All’inizio del percorso, quando sei giovanissimo è tutto più istintivo: fai, provi, ti butti: ci sono entusiasmo, curiosità, ignoranza, e anche una certa dose di leggerezza mista ad arroganza. Poi qualcosa cambia: non smetti di fare musica, ma inizi a viverla in modo diverso. Hai un modo diverso di ascoltare, di scrivere, di interpretare, di stare dentro quello che fai. È lì che il percorso prende forma.

Non diventa più facile, ma diventa più chiaro e sei più consapevole: non hai tutte le risposte, ma riconosci ed esprimi meglio quello che senti, quello che sei e quello che semplicemente non ti appartiene. La musica, a un certo punto, smette di essere solo “qualcosa che ti piace” ma diventa uno spazio in cui vivi, e in cui torni solo se vuoi.
Ci sono momenti in cui tutto scorre, altri in cui fai più fatica, in cui hai bisogno di armonizzarti con ciò che succede e con i tuoi compagni di band.

Ci sono momenti in cui ti sembra di aver trovato qualcosa, e altri in cui ti sembra di aver perso tempo o di dover ricominciare: tutto fa parte del processo. Non è un segnale che qualcosa non sta funzionando, è esattamente il contrario: vuol dire che stai andando più a fondo. Col tempo impari anche a riconoscere cosa vale la pena portare avanti, e non perché qualcuno te lo dice, ma perché lo senti, e sai riconoscere quello che ti nutre: questa è forse la parte più importante, perché inizi a fidarti di quella percezione, anche quando non è immediata, anche quando non è comoda.

La musica, in tutto questo, resta il centro, e non come qualcosa che deve sempre darti qualcosa, ma come qualcosa con cui costruisci te stesso mentre crei musica tua. A volte la musica ti chiarisce le idee, a volte ti mette davanti a cose che non avevi considerato e ti blocca, oltre a farti vedere i tuoi pregi, ma anche i tuoi demoni, le tue fragilità e le tue rigidità.

Non è questione di arrivare da qualche parte, ma di continuare a dare forma a quello che sei nel tempo portandolo avanti con più consapevolezza ogni volta: decostruendo e ricostruendo.
Per me Caligo è trasformare ritornando alle origini, ossia alla musica che avrei sempre voluto cantare, e per questo Caligo per me è stata un’occasione, un privilegio, una scelta consapevole e un ritorno a me stessa, anche a quegli spigoli che fanno parte del percorso, ma soprattutto a tutto quello che è fare musica: creare per nutrirsi, esprimere senza aspettarsi niente che fare arte insieme guardando alla bellezza e al futuro, qualsiasi esso sia.